“Blogtour L’altra anima della città di Francesca Cappelli”

Eccoci alla nostra tappa del Blogtour per la prossima uscita di NPS “L’altra anima della città” di Francesca Cappelli.

 

 

INTERVISTA CON L’AUTRICE

 

Ciao Francesca, come stai?

Ti va di presentarti ai nostri lettori così poi iniziamo la nostra intervista?

 

Ciao a tutti, sono felice di essere qui. Sono una persona che nella vita si dedica alle storie.

Insegno lettere nella scuola media, scrivo, compongo musica e faccio teatro.

Mi piacciono il gioco di ruolo e il cosplay.

Insomma, per me ogni occasione è buona per travestirsi, giocare, cantare e raccontare.

 

Come sei approdata alla scrittura?

La scrittura è un amore che viene da lontano. Invento storie da che ho memoria.

Intorno ai nove anni ho scoperto i miei libri preferiti, e fin da allora ho cominciato a scrivere le mie storie.

Parliamo del tuo libro in uscita a Luglio “L’altra anima della città”, un urban fantasy dove scopriamo una Firenze diversa da come la conosciamo. Anzi in realtà ne scopriamo più volti.

Quanta ricerca storica e folkloristica c’è stata per poter raccontare i vari volti di Firenze?

Prima ancora della ricerca c’è stata l’esperienza: la città e le sue storie mi affascinano da tanto tempo. I racconti di mio padre, che ci è vissuto, un bellissimo corso di Storia Medievale frequentato all’università, molti libri letti, gli aneddoti e le leggende ascoltate negli anni: tutto questo è la base da cui è germogliata l’idea del libro.

Poi ci sono state anche molte letture, visite di monumenti e musei, domande a persone più esperte, ricerche per approfondire un argomento o per adeguare alla realtà l’idea che volevo raccontare…

 

 

Nella presentazione del tuo libro dici che il racconto è la storia di una eredità.

Sia quella del protagonista Elia che della città.

Quanto è importante, soprattutto oggi dove le città hanno vissuto per due mesi senza turisti o senza il solito chiasso delle persone, la loro eredità e che cosa ci stanno lasciando (soprattutto una città come Firenze ricca di storia)?

Penso che, in generale, sia il compito di tutti quello di conoscere, ascoltare, ricordare e tramandare la storia e la cultura intorno a noi, e nei tempi più difficili è particolarmente importante. Senza però pensare alle città d’arte come luoghi cristallizzati nel tempo, ma cercando di viverli in pieno e immaginare un futuro fatto di altrettanta arte e cultura, alla portata di tutti.

Parliamo di Elia, il protagonista del romanzo, un ragazzo che sta per affrontare una prova importante, l’esame di maturità.

Perché scegliere un ragazzo così giovane e non un uomo con magari alle spalle un vissuto importante?

Forse perché a quell’età si è più sognatori e si spera ancora in un futuro migliore?

Sicuramente è un’età che porta con sé dell’idealismo, ma è anche un momento di passaggio e cambiamento. In genere in quel periodo senti il brivido dell’età adulta che si avvicina e ti affascina l’idea di scegliere finalmente la tua strada, ma avverti anche la responsabilità di questa decisione. Mi piaceva l’idea di raccontare di qualcuno che si trova a capire cosa vuole fare del suo futuro, e al tempo stesso è costretto a decidere per cosa vale la pena lottare.

Dalla biografia ho letto che insegni in una scuola media.

Purtroppo oggi si dice che in Italia si legge poco, soprattutto i più giovani.

Confermi questa cosa, i tuoi ragazzi appartengono alla categoria di lettori? Ma soprattutto hai consigliato il tuo libro a loro?

Credo che in Italia si sempre letto poco, a dire la verità. I ragazzi sono di tutti i tipi: si va da chi non ha nemmeno un libro in casa e non è mai stato abituato a leggere, a quelli che macinano libri e ti informano di tutte le loro letture.

Io mi ispiro ai consigli di Daniel Pennac, nel suo libro “Come un romanzo”: la lettura non può essere un obbligo, perché quello è il modo giusto per farla odiare.

Io cerco di leggere tanto in classe: testi degli autori letterari, racconti adatti alla loro età, interi libri che io leggo a puntate per le classi… Così spero di abituarli almeno un po’. Inoltre li porto una volta al mese nella piccola biblioteca scolastica. Non ho la certezza che tutti leggano quello che scelgono, ma almeno so che avranno un libro fra le mani.

No, non ho mai consigliato i miei libri, anche se i ragazzi prima o poi scoprono che ho pubblicato alcune cose. Però scrivo per loro. Scrivo storie dove loro sono i protagonisti, oppure storie senza un finale che loro dovranno completare, o ancora, storie basate sui loro suggerimenti.

 Prima di concludere una curiosità.

Come hai passato il Lockdown e come insegnante come reputi la Didattica a distanza?

È stato un periodo veramente complicato, e come tutti ho cercato di fronteggiarlo meglio possibile. Sicuramente i libri, gli amici e la tecnologia sono stati un grosso aiuto.

La didattica a distanza è stata necessaria e abbiamo fatto tutti il possibile per impiegarla al meglio, ma naturalmente può essere al massimo una soluzione di emergenza. Non è funzionale e soprattutto non è inclusiva.

 Ci salutiamo chiedendoti quali sono i tuoi progetti futuri e quale libro ci consigli per l’estate

Per quanto riguarda i progetti futuri, spero solo di poter tornare presto a fare teatro e a suonare, ovviamente in condizioni di sicurezza e secondo le norme. Se sarà possibile preparare qualche spettacolo, è quello su cui mi concentrerò maggiormente nei prossimi mesi.

Vi consiglio un po’ di libri che ho letto e amato di recente:

“Kindred”, di Octavia Butler, terribile e bellissimo.

“Future”, una splendida raccolta di scritti di vario genere, tutti di autrici afroitaliane.

“Semper Vivum”, di Arianna Patelli, una storia delicata e una scrittura profondamente poetica.

 

 

Grazie per aver risposto alle nostre domane ora non ci resta che leggere il tuo libro!

Grazie a te per questo spazio!

La nostra Francesca

 

Ecco alcuni  libri che ci ha consigliato

 

 

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